Intervento al Consiglio Comunale Straordinario
Comune di Lucca 24 Aprile 2026
Grazie, di cuore, e di testa: perché non c’è a Lucca un luogo più adatto del consiglio comunale per ricordare, tra le altre, la figura di Silvana Sciortino. I suoi dieci anni in consiglio furono per me il tempo che dalla fine dell’infanzia attraversa l’adolescenza: il mio ricordo è quello di una mamma molto impegnata, che le sere delle sedute del consiglio faceva tardissimo (le discussioni si protraevano a lungo anche fuori dall’aula) e che anche a casa lavorava alacremente a interventi e documenti in uno studiolo pieno di libri. Tutto questo generava mancanza? No, generava orgoglio. Ero orgoglioso di una mamma che col suo impegno trasmetteva passione e senso del dovere.
Silvana sentiva la sua attività in consiglio come importante al pari o forse più della militanza partitica. Un’attività interpretata in senso profondamente istituzionale, anche se dai banchi di un’opposizione minoritaria. Nel primo intervento in consiglio di Silvana nel luglio 1980, appena eletta, parlò nella seduta inaugurale in rappresentanza di tutto il gruppo consiliare del PCI e promise un’opposizione “non chiusa, aperta al confronto, seria, rigorosa e precisa”. Per avere idee e proposte per migliorare la vita nel comune di Lucca bisognava, diceva Silvana, che il gruppo che lei coordinò per anni dovesse essere “puntiglioso”. Questo significava studiare, confrontarsi, collaborare con esponenti della cultura e delle professioni; che si trattasse di ragionare dell’impatto della riforma psichiatrica sull’ospedale di Maggiano, di restituire ai cittadini delle Mura libere dal traffico, o di recuperare il rapporto tra il Fiume Serchio e la Città – come ben ricorda chi ha buona memoria, e buona fede.
Quando, anni fa, abbiamo curato un volume di ricordi su Silvana ho voluto che il titolo fosse “Una comunista diversa a Lucca”. La sua diversità era una risorsa per il consiglio e la città: le veniva anche dalla sua formazione scientifica, dall’essere una “straniera” venuta da fuori – non è necessario essere nati a Lucca per capire e amare la città, e immaginare come renderla ancora più vivibile – e, infine, dal suo essere donna e femminista. Ho un altro ricordo, di bimbo: sono in braccio a Silvana a una assemblea dell’Unione Donne Italiane (credo fosse il 1975, forse in via S. Giustina; ed è possibile – secondo quello che mi disse una volta Nara Marchetti – che ci fossero altre future consigliere come Maria Paradossi e Franca Cecchini). Quelle femministe hanno contribuito a migliorare questa città e questa nazione. Ma io credo, e lo dico da uomo, che ancora oggi questo potenziale delle donne non si sia ancora espresso del tutto nella politica e nell’amministrazione.
Per concludere, vorrei regalarvi alcune parole di Silvana, pronunciate in un altro consiglio comunale straordinario: quello del 19 novembre 1985, dedicato alla Pace. Questo anche per ricordare come sia giusto che in consiglio si parli anche di temi alti e universali oltre all’agenda locale; ma anche perché le parole di Silvana hanno ancora qualcosa da dirci in questi tempi difficili e per molti versi orribili: “Non è peccare di ingenuità, non è disconoscere il peso e il ruolo della politica, delle ragioni delle nazioni, voler far contare tra i rapporti fra i popoli il valore della comune condizione umana. Non è astrattezza detestare l’uso della forza e le armi, non è impotente pacifismo chiedere e volere che si distruggano gli arsenali. Non è sogno lottare perché a ogni popolo sia garantita la propria terra e il diritto di decidere di sé e del proprio futuro. È semplicemente, io credo, il massimo della razionalità e del realismo”.
Andrea Macchi
Rivedi l’intervento in Consiglio di Andrea Macchi al minuto 1:30:00 circa
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